Per chi ha letto “Niente di nuovo sul Fronte Occidentale”, “Bollettino di guerra” di Edlef Köppen è un considerevole ampliamento di prospettiva sui romanzi dedicati alla Grande Guerra. Protagonista del racconto, svolto in terza persona, è Adolf Reisiger, uno studente che si arruola volontario e che viene incorporato in un reggimento di artiglieria. Reisiger diventa un soldato e si trova a combattere la guerra dalla sua prospettiva, cercando di sopravvivere ai proiettili e alle granate. Nel racconto non viene espresso un particolare spirito critico o di condanna nei confronti della guerra: sono gli avvenimenti narrati a far emergere la disumanità, la crudeltà e l’insensatezza della guerra. Un’insensatezza resa ancora più drammatica dal fatto che Köppen, fra una paragrafo e l’altro del racconto, trascrive bollettini di guerra dei comandi, articoli di giornali e di fogli di propaganda che inneggiano alla guerra. Dunque un’alternativa al romanzo di Remarque che non solo regge il confronto, ma che, a mio parere, risulta addirittura più viva e immediata. La narrazione ha un ritmo cinemetografico. Anzi, se fossi un produttore, non esiterei a farne una riduzione per il grande schermo. Basti rammentare a questo proposito la sequenza del bombardamento di artiglieria a cui la batteria di Reisiger viene sottoposta per una notte intera. Colpisce infine che un altro straordinario romanzo sulla Prima Guerra Mondiale (come il già rammentato Remarque ma vogliamo dimenticare, mutatis mutandis, “La Cripta del Cappuccini” di Joseph Roth?) provenga dalla letteratura tedesca, quasi che la sconfitta abbia dato vita a una riflessione più approfondita sul senso di quella tragica esperienza. Ecco, il senso. Emerge dalle parole di Köppen la chiara idea dell’assoluta mancanza di senso di quel conflitto: un risultato che gli scrittori hanno raggiunto immediatamente dopo il termine della guerra.
Pubblicato da paolo69 
